Per un parto senza dolore
Recentemente ho partecipato -fuori programma- ad un incontro informativo sull’anestesia peridurale.
Me ne sono stata lì, seduta in silenzio ad ascoltare un dottore che spiegava come è possibile avere un parto indolore. E ripensavo al mio parto, ai miei parti. E a tutto il dolore che li ha intrisi, fino a scendere nel più profondo angolino della mia dignità.
E mi sono chiesta, silenziosamente, se a qualcuno interessi scoprire un analgesico per quel dolore, per il dolore che io ho provato.
Dottore, dimmi se esiste un
’anestesia contro il dolore di sentirsi incompetente, contro il dolore di sentirsi in balia di sconosciuti, contro il dolore di sentirsi osservati e giudicati, contro il dolore di sentirsi legati da cavi, cinture, monitor accesi.
Dimmi se esiste dottore, o se la scoprirete, un’anestesia per far sparire il dolore del tempo e del ritmo non rispettati: oh, dottore, questo sì che lacera. Non la pelle che è facile da ricomporre, ma l’anima, lacera l’incontro, lacera le basi della relazione. E questo, dottore, non lo si risolve con qualche punto dato distrattamente come da routine. Lo si risolve con mesi, a volte anni di duro lavoro per ritrovarsi.
Dottore vorrei sapere da lei che ama così tanto l’assenza di dolore, se può darmi qualcosa contro il dolore di non ricordare l’odore di mia figlia perchè quando me l’hanno finalmente messa tra le braccia era vestita con un vestito che non avevo mai visto e dalla pelle emanava odore di profumo e petrolati. Dimmi se c’è, dottore, un anestetico contro il dolore di un allattamento che fatica a prendere il via perchè è mancato il riconoscimento. Dimmi se esiste, dottore, una soluzione chimica perfetta per non sentire tutto quel dolore accumulato che quel neonato che ti ritrovi in braccio ti legge nell’anima, piangendolo senza posa.
Sai che penso, dottore? che l’unica anestesia che mi ha fatto sentire viva, che ha acquietato tutto questo dolore è stato lo smuovere profondo della mia energia più atavica quando la testa della mia bambina ha iniziato a scendere ed ho sentito tutto il mio corpo rispondere finalmente a lei, a noi.
Quel momento, quelle spinte così naturali, perchè sentivo lei che mi guidava da dentro, è ciò che mi ha fatto scoprire quanto fossi forte. Che mi ha fatto sentire che potevo riprendermi il mio sentire e la mia dignità, così perfettamente puliti e avvolti in tessuti sterili da rendere sterile anche l’esplodere della vita.
Mio marito, devastato da tutto quel dolore e dalla sua impotenza, poi mi dirà che in quel momento il dolore era sparito, che era sparita quella donna sofferente ed umiliata e che davanti a lui c’era di nuovo la sua sposa, forte come una tigre, che sapeva improvvisamente cosa fare.
Ma tu, dottore, cosa ne sai di quel momento? Eppure fai di tutto per convincere le donne a non sentirlo, a sentirlo meno. E alla fine ti lasci pure andare in un’esclamazione “viva la peridurale!” trasportato da un entusiasmo incosciente che sa di autoaffermazione.
E sembri, dottore, così sicuro di poter migliorare ciò che Dio ha creato, che non ti accorgi che sei lo strumento tramite cui si avvera la maledizione “tu, donna, partorirai con dolore”.
Dottore tu inganni te stesso e, quel che è peggio, inganni le donne, le famiglie.
Perchè il dolore vero, dottore, non si cancella con un’iniezione. Si cancella con il rispetto e la fiducia nelle donne e nella natura.
Si cancella stando in attesa ed intervenendo davvero soltanto quando c’è bisogno.
Si allevia facendo i medici ed occupandosi dei casi di patologia.
Conserva, dottore, la tua preziosa anestesia per i casi in cui davvero serve. E alle altre donne, dottore, aiuta a somministrare silenzio, rispetto, considerazione, conforto, presenza, pazienza, contatto, fiducia, stima. Ti stupirai, dottore, dei grandi risultati che si possono avere. E di quanto la pubblica sanità risparmierebbe.
N.D.A. contrariamente al mio solito, questo posto ho scelto che fosse molto personale. Oggi è il 5° compleanno della mia bambina e vorrei condividere questa riflessione che nasce da quell’esperienza nell’intento che sia utile ad altre donne. Non mi riferisco a casi di evidente patologia.









