Categoria: creatività e recensioni

Caro Babbo Natale…

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Tra pochi giorni è Natale.

I miei bambini hanno scritto la letterina che gli elfi si son portati via l’8 dicembre e adesso aspettano i regali, godendosi con impazienza le luci scintillanti del solito albero, dei soliti addobbi di ogni anno.

Li guardo e penso che il Natale è una favola bella e crudele. Penso che un sacco di bambini nel mondo non hanno da festeggiare nemmeno la vita, perché per molti di loro non è un dono ma una condanna che si prolunga in modo incomprensibile.

Penso che tanti altri sono bambini forti e felici perché sani ed amati ma abituati a non credere a nessun regalo, perché nessuno regala nulla né ai grandi né ai piccini: il lavoro è poco, lo stato sociale devastato e Babbo Natale è già tanto se mette insieme pranzo e cena.

Ma torno a guardare i mie figli. Mentre confezionano con le loro mani e tutto l’impegno del mondo piccoli pupazzi di neve che portano sacchetti di biscotti per amici e parenti.

Bisogna ricordare che la magia ormai è appannaggio di pochi eletti (tra i quali rientriamo, con un po’ di ottimismo) ma che il Natale sia la festa della magia, per me è inutile negarlo.

Ormai è una festa melting pot con la sua forza pagana, con la lettura religiosa cattolica così ingombrante, specie nel nostro Paese, con le influenze nordiche, con le sue pennellate commerciali, altrettanto ingombranti.

Babbo Natale, che sia un Santo, un folletto, un vecchietto, un guardiano, è una figura meravigliosa.

Vestitelo di rosso e pure con le bollicine, di verde e col cappello a punta, tutto dorato come una stella ma il risultato non cambia. Lui realizza piccoli desideri in modo gratuito (una cosa che davvero non sopporto e che mi sono permessa di non tramandare è il concetto meritocratico per cui Babbo Natale porta i doni solo ai “bambini buoni”).

Eppure si sente il bisogno, in giro, di prendersela con lui.

E – badate bene – non sono le categorie di cui sopra, le non beneficiarie dell’abbondanza natalina che sferrano l’attacco.

Sono psicologi, educatori, genitori scrupolosi.

Che si scagliano contro il sacco dei doni e la slitta trainata dalle magiche renne con la veemenza dei positivisti, di chi ha fatto del Reale l’agnello dorato dei propri giorni.

Perché ai bambini non si può mentire. E quindi non si può raccontare dell’esistenza di Babbo Natale. Perché poi quando scopriranno che non esiste, resteranno traumatizzati, proveranno delusione, rabbia, e perderanno la fiducia nei genitori e nel mondo.

E poi è pure servo della Coca Cola, quel tal signore vestito di rosso.

Rimango come stordita da queste riflessioni.

Non sono una psicologa, sono una mamma qualsiasi. Che si alza di notte in punta di piedi per mettere i pacchetti sotto l’albero. Uno per uno, perché un desiderio solo si realizza in questa notte magica.

Non voglio entrare nel merito delle scelte educative di ogni genitore. Ognuno prende la strada che sente più propria, in coscienza, e fa bene.

Ma davvero mi fa sorridere che si parli di menzogna.

Perchè io sono una bambina che babbo Natale lo ha visto dalla finestra della sua cameretta in mansarda. Con slitta, renne e tutto il resto.

Ero già grandicella e mi sono molto arrabbiata quando gli altri intorno a me, famiglia compresa (imbarazzata dalla mia età e dalla mia convinzione, anche contro il loro interesse) non hanno creduto che fosse vero.

Perché si capisce dagli sguardi canzonatori di chi ha messo i regali sotto l’albero mantenendo una “farsa” affettiva a cui nemmeno il figlio piccolo crede più…tanto più non dovrebbe la figlia grande.

E forse quegli sguardi avrebbero valutato il nuovo punto di vista, si sarebbero forse pentiti della menzogna, chissà…

Eppure io mi sono arrabbiata.

Perché in effetti io davvero ho visto quel che raccontavo.

Semplicemente, ancora non avevo chiara la differenza del vedere con gli occhi fisici o con gli occhi dell’immaginazione.

Forse tendiamo a scordare di legittimare il sogno della caratteristica dell’esistenza.

Forse i sogni hanno, per noi, perso la dimensione esistenziale e sono rimasti con il due di picche della dimensione emotiva a tentare di resistere agli assalti della realtà.

Per questo si parla di menzogna e di trauma: perché abbiamo dimenticato che l’esistenza dell’immaginato non è un sottogruppo dell’ esistenza fisica ma solo un’altra sfera…

Ma non c’è menzogna laddove si arricchisce la favola del valore dell’esistenza. Ci sono orizzonti più ampi, sfumature più complesse del reale. Ma nessuna menzogna.

Io, bambina e poi adulta, non ho mai smesso di credere che babbo Natale esista. Ho solo compreso che quella che mi raccontavano era una favola…e smettere di credere nelle favole mai!

Viviamo epoche strane in cui si fanno battaglie per affermare il diritto alla fantasia, l’importanza della lettura, il potere dell’immaginazione.

Ma non quando l’immaginazione entra nella sfera del vero attraverso un pacchetto scintillante o il giocattolo desiderato.

A quel punto è troppo, si vìolano i confini, si va oltre il lecito, oltre l’innocuo. Si va dove è pericoloso andare, dove non ci sono limiti. Dove il sogno è legittimato e si realizza in carne ed ossa. Dove c’è qualcuno che mette da parte il proprio ego a vantaggio della magia.

Ora che i miei figli iniziano ad essere grandi, li guardo armeggiare con la colla a caldo e penso a come accadrà che capiranno che i miei racconti sono una favola, che il regalo di Babbo Natale è prezioso perchè è un simbolo, anche se chi lo mette sotto l’albero siamo noi genitori: il simbolo del dono per donare, per il piacere di farlo, per il compito karmatico di fare felici, di regalare stupore. Come il massaggio, come il leggere una storia, come il legare sulla schiena quando non hai da andare in nessun posto, come le coccole sul lettone il sabato mattina.

Spero che di questi sogni di oggi, di questa attesa, di questa emozione che solo il dono  ed il gesto fini a se stessi, disinteressati, possono provocare, resti il sapore ed il segno.

Spero che di questa loro determinazione di scrivere la propria lettera, di definire il loro desiderio, di andare a letto per non essere sorpresi svegli dalla magia (che si sa, da svegli funziona decisamente peggio!) resti traccia nel loro crescere.

Che faccia di loro persone consapevoli di quanto è potente il dare senza voler necessariamente ricevere, che faccia di loro persone libere di desiderare, capaci di sognare, determinate a far di tutto per realizzare il proprio sogno, per trasformare il mondo in un posto migliore.

Questo chiedo a Babbo Natale. Ed un po’ di pace, ed un po’ di uguaglianza per i miei fratelli e le mie sorelle nel mondo.

(Veronica)

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Leggere, leggere…(prima parte: i libri illustrati)

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E a grande richiesta ecco le liste dei miei libri magici!

Non li dividerò per età perchè secondo me quasi nessun libro è adatto ad una sola fascia etaria.

Men che meno li dividerò per genere (libri per maschi, libri per femmine) perchè è proprio un’eresia.

Per una volta non consiglierò saggi o simili perchè lo faccio tutto l’anno e mi sono annoiata.

La suddivisione sarà semplicemente tra illustrati, storie con immagini e senza. Poi, vedete voi…

Non vi racconterò trame e non vi dirò se sono o meno adatti all’età del vostro bambino. E questo perchè non siamo solo noi che scegliamo i libri: anche i libri ci scelgono. Con i loro colori, il formato, l’odore. Quindi andate in libreria, portate pure questa lunga lista ma poi guardateli e scegliete solo quelli che vi colpiranno. Ogni libro è se stesso anche grazie all’energia di chi lo sceglie, di chi lo dona.

ILLUSTRATI

Che belli gli illustrati! Li pensiamo per i piccoli ma ogni adulto avrebbe diritto a sprofondarsi nelle loro magia.

Gli illustrati hanno poche parole ma quando sono belli, le parole vengono incorniciate e valorizzate dalle immagini e si crea qualcosa di molto simile alla poesia.

Tra gli illustrati che ci sono piaciuti di più, in ordine rigorosamente insensato, sparso e mescolato, ci sono quelli che sto per elencare. Manca sicuramente qualche titolo magari anche importante perchè ne abbiamo letti tanti in sette anni. Ma se notaste dei grandi assenti, non esitate a commentare questo articolo suggerendoli!

  • Tutti i libri di Leo Lionni (Babalibri). Inutile stare a fare l’elenco della lavandaia. Sono libri preziosi, con uno stile inconfondibile e molto suggestivo. Parlano di amicizia, di unione, di differenze, di complementarietà, di valore di ogni individuo e del suo ruolo sociale.

  • La grande fabbrica delle parole (Terre di Mezzo). Un piccolo grande libro con poche parole, disegni meravigliosi e un messaggio importante sul sentimento, anima della comunicazione.

  • La prima volta che sono nata (Sinnos). Un viaggio nella vita attraverso le tappe importanti, sempre intrise di emozioni e relazioni. Per chi ama commuoversi con delicatezza e meraviglia

  • Carlo alla scuola dei draghi (Motta Junior). Un librone con disegni incredibili. Sulle differenze ed il loro potenziale. Prosa e rime.

  • Tararì tararera, storia in lingua piripù (Carthusia): un libro con le illustrazioni semplici che ci porta oltre il confine delle convenzioni linguistiche. Per esercitare la comunicazione non verbale, l’espressività e ridere molto molto molto. (nota in più: libro facilmente massaggiabile!)

  • Urlo di mamma. (NordSud) Un viaggio bellissimo e catartico per genitori e bambini. Una recensione più approfondita potete leggerla qui. (nota in più: libro facilmente massaggiabile!)

  • Quando sarò grande (Babalibri, cartonato): un libro semplice per iniziare a pensare che a volte i cattivi lo sono perchè gli altri li pensano così.

  • Il piccolissimo bruco mai sazio (Mondadori): un libro buffo con illustrazioni incantevoli che parla della più poetica tra le metamorfosi del mondo animale.

  • C’è qualcosa di più noioso che essere una principessa rosa? (Settenove): illustrazioni poeticissime per un libro che libera il diritto ai colori e ai sogni di bambini e bambine!

  • Il re che non voleva fare la guerra (EDT Giralangolo): ancora un viaggio per il mondo ed i punti di vista. Contro gli schemi sociali, sull’affermazione di sé (e sulla pace)

  • Zampe fatte così (La Coccinella): un libro in rima, con buffe illustrazioni che si fa un giro tra le caratteristiche delle zampette degli animali e che propone una bella riflessione su come desiderare di essere ciò che non siamo porta spesso a risultati non del tutto soddisfacenti.

  • Un trascurabile dettaglio (Terre di Mezzo): un libro delicatissimo dalle illustrazioni buffe sulle diversità. L’aspetto negativo della diversità è negli occhi di chi guarda…e basta poco per trasformare un difetto in un tesoro

  • La principessa azzurra (Coccole Books): ancora un libro che scalza ogni pregiudizio di genere e che fa gli sberleffi alle aspettative sociali su bambini e bambine.

  • Salverò io la principessa! (Lapis): una fantasia divertente e buffissima come lo sono i giochi dei bambini. Con finale a sorpresa…

  • mangerei volentieri un bambino (Babalibri): sui tempi e i modi dei desideri, sui percorsi di crescita, sulla preoccupazione dei genitori per il cibo che pare sia trasversale addiruttura tra le specie. Ah…e sui coccodrilli!

  • Il nemico (Terre di Mezzo): un libro doloroso ed importante come la guerra e pieno di pace da costruire attraverso l’incontro ed il riconoscersi. Ancora un viaggio attraverso se stessi, gli altri, le aspettative sociali e la manipolazione dell’individuo. I disegni sono essenziali e piccoli quasi annegati in un deserto bianco. Molto forte ed emotivo.

  • Ajdar (Rizzoli): un libro sul rispetto per il pianeta e sull’infanzia come speranza del mondo. Un libro che ha deciso di scardinare i luoghi comuni sul coraggio, sui ruoli e sulla paura. Illustrazioni fantastiche, una storia bellissima.

  • La principessa e il drago (Sottosopra): allargando i propri orizzonti si scoprono amici dove i pregiudizi ci indicavano nemici. Ed è così che si arriva ad essere liberi.

  • La principessa ribelle (Salani): un libro giocoso e buffo su un argomento serissimo. Il riproporsi infinito di situazioni che ci stanno strette, finchè ci affidiamo all’intervento di altri per decidere della nostra vita. Un libro che ci insegna la libertà, la chiarezza dei propri sogni e la forza per realizzarli che si nasconde dentro di noi.

  • Nina (Ed. Curci): un libro in bianco e nero sulla storia di Nina Simone e sul razzismo. Come affrontare un tema profondo e doloroso sulle note di una poesia che spazia dalla musica alle immagini alle parole.

  • La Guerra degli Elefanti (Mondadori. Di David McKee, l’autore del famoso Elmer i cui libri in generale non sto neanche a nominare perchè, come i libri di Leo Lionni, non hanno bisogno di presentazioni né raccomandazioni). Un libro geniale, sulla guerra e sulla sua drammatica inevitabilità finchè le differenze saranno vissute come un problema. Un libro sulla ricchezza della pace, e sulla potenza del rifiuto dello scontro.

  • Dieci dita alle mani, dieci dita ai piedini (Il Castoro): un libro in rima, dolcissimo e massaggiabile. Sulle differenze che non cambiano l’essenza.

  • Dalla testa ai piedi (La Margherita, cartonato): per leggere, giocare e conoscere il corpo e le sue potenzialità.

  • Una mamma albero (Lapis): un libro commovente sulle mamme e sugli alberi. Dalle radici ai rami, la base sicura della relazione mamma-bimbo.

  • Le mani di papà (Babalibri): un libro commovente sui papà, il loro ruolo educativo ed emotivo, le loro grandi mani.

  • Il buco (gribaudo): un libro magico sul nostro mondo interiore che spesso percepiamo come mancanza di qualcosa, come difetto e con cui iniziamo a convivere nel momento in cui ne accettiamo l’esistenza…e a quel punto si fa piccolo, il buco, ma straordinariamente magico! Un libro graficamente affascinante e ricchissimo di spunti.

  • Il mostro peloso (Emme Edizioni): chissà che l’aggressività dei mostri non provenga dalla loro mancanza di ironia. Oppure dalla paura delle proprie caratteristiche…una bambina coraggiosa ed irriverente rompe l’incantesimo della solitudine.

    Un po’ più difficili da trovare:

  • Nasce un bambino, naturalmente (Scuola Elementale di Arte Ostetrica). In tre lingue (italiano, francese, tedesco), sul parto. Con disegni di una delicatezza che solo l’assenza di pregiudizio, l’accoglienza ed il rispetto possono creare.

  • Il tesoro di Lilith (Carla Trepas Casanovas): un libro sulla sessualità femminile durante il percorso della vita, la storia di un albero che voleva ballare

Mi fermo qui, consapevole che questa lista è incompleta e che probabilmente vi ho lasciato fuori libri importantissimi e bellissimi. Mi fermo qui perchè voglio mettere un punto, perchè questo elenco non vuol essere una guida ma un’ispirazione a nuove scoperte letterarie o a piacevoli ri-scoperte.

Se, come me, state a Firenze fate un salto in libreria! Ad esempio alla mia amata

Libreria Marabuk (che ringrazio per la foto dell’articolo) in via Maragliano 29/e

o per chi sta dall’altra parte della cittò, la

Libreria Gioberti

in via Gioberti 37/a

Buona lettura a tutti, grandi e piccini.

(A breve anche le altre due liste!).

Veronica.

 

 

Quel che ci porta l’estate

IMG-20140802-WA0002Il vento tra i pini

ed il leggero allegretto delle cicale

sono la colonna sonora

ideale

al crescendo del tuo peso

che peso non è ma misura di fiducia.

Dormi.

Il tuo respiro è profondo e costante

come questa brezza solcata

da stormi di fringuelli

ed io

lo sento sulla pelle, tra i capelli.

Vedo la bocca increspata un poco aperta

e le lunghe ciglia.

Vedo i tuoi riccioli

induriti di sabbia e di sale.

Vedo senza guardare,

ti descrive il  mio sentire

e posso chiudere gli occhi

e respirare

aria di mare e silenzio.

Pausa.

Il nodo si scioglie,

il lembo accoglie

la tua testolina abbandonata

delicato come una carezza.

Lo riconosco: è il tuo odore

che, nell’aprire il tessuto, si è unito alla brezza.

(Veronica)

In contatto con il mondo

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Un piccione tubando con aria indifferente plana vicino alla panchina dei giardini. Subito il coro si alza: dello stupito entusiasmo dei piccoli, del disgustato rigetto dei grandi.

Il piccione è sporco, fastidioso, brutto. L’incarnazione animale del degrado urbano.

Su questo non ci piove, quasi tutti gli adulti sono concordi.

Eppure i piccoli li indicano impazienti e lanciano gridolini d’emozione alla volta degli sgraziati volatili, e ricercano condivisione.

E come questa cosa infastidisce gli adulti tutori! Cosa mai vedranno in quegli insulsi animali?

Ci vedono la grandezza della vita, delle sue multiple forme, del suo miracolo costante.

Ci vedono un punto in comune, nel movimento e nella voce che comunica.

Si riflettono istintivamente, in forme di vita così apparentemente distanti.

Oppure no, ed io sto vaneggiando ed i bambini sono soltanto adulti in fieri, qualcosa di imperfetto di cui dobbiamo sopportare vani entusiasmi dettati da un’immatura percezione del bello.

Orbene, comunque la pensiamo, c’è un esercizio importante che possiamo fare.

Alcuni la chiamano “educazione al bello”, a me piace più “condivisione”.

L’essere umano, grande o piccolo che sia, ha bisogno del bello.

E che il nostro obiettivo sia plasmare o comunicare, non possiamo davvero farci scappare quest’occasione d’oro.

Usciamo e camminiamo e guardiamoci intorno cercando di dimenticare l’abitudine al solito paesaggio.

Come in un enorme rompicapo, cerchiamo le piccole differenze che cambiano l’atmosfera da un giorno all’altro: un piccolo germoglio, un cane che passa impegnato nell’annusare la zona non familiare, un uccellino (o il famigerato piccione) con un verme nel becco, i colori di un tramonto, la luna in un cielo di giorno o il suo brillare nell’oscurità. Un fiore sul davanzale di una finestra, due vecchiette sulla panchina del parco che sorridono agitando la mano, un altro bambino che passeggia con il suo adulto, una nuvola a forma di delfino, i pesci nella fontana, uno scoiattolo particolarmente ardito, una coccinella sul polsino, un bruco giallo e nero, un fiore di cappero che sfida il cemento di un muro, la tela del ragno tra gli arbusti, una formichina e l’enorme briciola che trasporta, un tramonto che colora la zona industriale o che dà il tocco finale alla bellezza di una collina o del mare.

E mostriamo, mostriamo tutto. Anche se i nostri interlocutori sono piccoli, piccoli, “appena dei neonati”. Tutto ciò che abbia dignità di spettacolo naturale o che ci sembri una sciocchezza. Mostriamo tutto. Cerchiamo di non pensare mai che, visto che sono piccoli, “non possono apprezzare” o che “sia inutile”. Cerchiamo di non farlo perchè, semplicemente,  non è vero, e chi c’è passato potrà confermare. I bambini ricordano, riconoscono, ammirano, mostrano a loro volta, a loro volta collezionano tesori visivi, impronte di mondo.

Ed, infine, approfittiamone per ricordarci di quando tutto ci stupiva. Così per i nostri piccoli, saremo anfitrioni nel palazzo del Mondo, guadagneremo la loro meraviglia, ci potremmo beare del loro stupore e di quello sguardo riconoscente e ammirato.

Ma la cosa più bella è che avremo comunicato loro che siamo sulla stessa linea d’onda, che il loro entusiasmo è naturale e per niente vano, che capiamo e a nostra volta proviamo, quelle piccole grandi felicità.

E forse, con questa condivisione tra generazioni, arriverà loro il messaggio che ogni dettaglio del mondo è un tesoro prezioso.

Veronica