Attaccamento morboso

Spesso si sente definire l’attaccamento tra genitori e figli (e più ancora quello tra le mamme e i loro figli) “morboso”.

Considerando la possibilità che ci siano relazioni non sane, vorrei soffermarmi sul significato della parola e sulla norma biologica dell’essere umano.

Il mammifero uomo è un prematuro fisiologico. Questo significa che, anche nascendo a termine, un cucciolo d’uomo ha bisogno di un certo tempo perché le sue funzioni neurologiche e fisiologiche si stabilizzino.

Nei primi 1000 giorni di vita il cervello di un essere umano cresce circa 1gr al giorno. Il contatto positivo, le sensazioni piacevoli favoriscono il crearsi dei collegamenti sinaptici.

Un cucciolo d’uomo nasce con tante competenze ma tante deve crearsele. In primis deve acquisire le capacità di muoversi in modo autonomo per il mondo, deve stabilizzare il proprio sonno, deve preparare il proprio sistema digerente ed intestinale per i cibi solidi e così via.

Oggi OMS ci dice che l’allattamento al seno, quando possibile, è da preferire a qualsiasi altro alimento sul piano nutritivo ma SOPRATTUTTO sul piano relazionale è da protrarsi finché la diade ne sente il bisogno, anche oltre i due anni, perché oltre a portare benefici al corpo, crea una relazione solida e una comunicazione efficace.

Lo stesso si dica delle coccole, degli abbracci, dei massaggi, delle carezze e dei baci: l’essere umano ha bisogno di stimolazioni sensoriali e affettive per crescere sano e sicuro.

Quindi le relazioni affettuose – anche e soprattutto fisiche – tra genitori e figli sono sane, non malate. Oltre stimolare la crescita sana a livello muscolare, neurologico e relazionale dei bambini, insegnano loro a riconoscere il tocco buono, rispettoso, amorevole di chi li ama e a distinguerlo, appunto, dalla morbosità reale. A loro volta, imparano ad amare e a rapportarsi fisicamente agli altri in modo rispettoso e amorevole.

Quindi non confondiamo le cose e lasciamo la patologia ai campi in cui effettivamente ci sono delle disfunzioni relazionali grosse (che invece, specie nel mondo adulto, oggigiorno sembrano essere la norma). La prossima volta che incontrerete un genitore che sta accudendo suo figlio, sorridete loro. Anche se per la vostra visione quel bambino fosse “troppo grande” per essere portato addosso, allattato, massaggiato.

Riserviamo la nostra capacità di dissenso per le reali morbosità: forse nella nostra società ci saranno meno violenze.

morbóso agg. [dal lat. morbosus]. – 1. Nel linguaggio medico, che è proprio di un morbo, o che ad esso si riferisce, o, più genericam., che ha significato patologico: stato m.; condizioni m.; sintomi m.; sintomatologia m.; anche, che apporta un morbo, una malattia: causa m.; agenti morbosi. 2. In senso fig., di sentimento, che, nel suo manifestarsi, denota eccessività rispetto alla norma, e quindi mancanza di misura e di equilibrio; per estens., opprimente, ossessivo

Invece, queste, sono immagini d’amore sano, sanissimo, prezioso.

Non confondiamo le cose.

(Veronica)

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