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Babywearing…e se iniziassimo dalla pancia?

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Da anni propongo ai genitori un incontro prima della nascita a tema “portare i bambini fin da dentro la pancia“. Negli anni questo incontro si è trasformato, aggiornandosi in funzione dei nuovi percorsi formativi e dell’osservazione costante dei bisogni sempre diversi dei genitori.

…Ed è diventato il mio corso del cuore, quello che per me apre la strada alla condivisione con la C maiuscola.

Ma come funziona?

Il corso è rivolto a genitori in attesa al 7-8 mese di gravidanza. Lo propongo – ogni volta che è possibile – come un incontro di coppia dove per coppia non si intende necessariamente il secondo genitore ma la persona, se c’è, che sarà più vicina alla mamma e al suo bambino.

Che benefici può portare partecipare in coppia?
1) Dal punto di vista pratico e fisico la mamma con la pancia, pur provando la legatura con l’apposita bambola didattica (di dimensioni molto inferiori a quella standard per non gravare sul pancione ed essere maneggiabile nonostante…l’ostacolo logistico) otterrà  comunque un risultato non verosimile. Mentre il papà o chi accompagna la mamma ha la possibilità fisica di provare una legatura molto vicina alla realtà, di studiarla e di concentrarsi sulle sensazioni fisiche ed emotive che porta il legare anche solo…simulando!13641035_1021735701267331_4824063932312759074_o
2) Dal punto di vista emotivo: la mamma che deve affrontare il parto ed i primi giorni spesso complessi ha la possibilità di non sentirsi unicamente responsabile anche della tecnica della fascia. D’altro canto il papà è spesso lasciato ai margini dell’attesa e vive quotidianamente la difficoltà nel comprendere il proprio ruolo pratico in modo precoce alla nascita. Insomma per come viene (non) accolto o (non) considerato un papà in attesa, sembrerebbe che non sia ancora davvero papà e che possa esserlo solo dopo la nascita del suo bambino. Ma ogni papà sa che non è così, che come la mamma è già genitore fin dal momento in cui ha davvero desiderato quel bambino.13640824_1021769914597243_362673578044889345_o
3) Ed è così che siamo arrivati al punto di vista relazionale: si inizia a costruire un ruolo per l’altra persona. Il papà, l’altro genitore (o comunque il secondo care giver) si fa “custode” della tecnica, starà a lui/lei conservarla e ricordarla per metterla in pratica dopo la nascita. Non ci sono ormoni, esperienze emotive forti di rinascita fisica a mettersi in mezzo tra lui/lei e la tecnica di legatura: sarà il suo tesoro prezioso da portare in dono al suo bambino. Un tesoro che è pieno di cura ed è veicolo di costruzione di una relazione tattile precoce e solida.13568760_1021727591268142_7063904002942563884_o

La legatura del pancione e la legatura pancia a pancia con la bambola didattica consentono ai genitori di prendere  dimestichezza con la stoffa. Le legature proposte hanno quasi tutti i passaggi in comune. Laddove possibile, privilegio queste due legature in coppia (che in verità sono una l’adattamento dell’altra) per rassicurare la madre che il tempo che manca al parto può funzionare da “allenamento” senza sovraccaricare di tensioni la pancia. Spesso le mamme ne traggono sollievo, specie quelle che pensano di essere “imbranate” con la stoffa: allenano lo “spollicio pinzo“, il controllo dei bordi, il drappeggio della stoffa e ci prendono mano;

La fascia, tra le dita dei genitori,  prende vita, si impregna di amorevolezza e del loro odore. La mamma ha la possibilità di avvolgere il pancione pensando a quando porterà il bambino e quindi attiva tutta una serie di emozioni di cura che fanno bene a tutti, specie ad entrare in contatto con il bambino. Il papà o l’altro genitore avrà tra le braccia una bambola che può aiutare a concretizzare la sua immaginazione: il peso della bambola segna la pelle e scende giù fino al cuore, dove è ancora nascosta la fantasia sul suo bambino in arrivo e le dà corpo e forma.16903204_1218630828244483_5258973521904914347_o 2

Mentre i genitori sono a lavoro, tra loro si crea una specie di complicità nella “coppia”: fanno la stessa cosa in modi e tempi diversi e questo è un po’ lo specchio del loro prossimo futuro. 13559080_1021729411267960_62057097284554689_o

Infine il momento più buffo, signore e signori…il Rebozo!

Il Rebozo è un telo messicano con cui si pratica un massaggio rilassante non invasivo. A fine incontro, quando le mamme pancione sono piuttosto stanche, propongo ai papà o all’altro genitore qualche tecnica da tenere in serbo per ogni momento in cui ne sentiranno il bisogno. Non è ovviamente un massaggio completo, ma ha i suoi benefici e soprattutto è un ottimo strumento per far “giocare” la “coppia” . Funziona particolarmente con le coppie di genitori, com’è ovvio, ma ho visto anche diverse coppie mamma e figlia divertirsi molto.13585033_1021730241267877_8708691334531154876_o

Amo questo momento perché spesso il clima che circonda la coppia è terribilmente pesante e “prestazionistico”. Un po’ di “educazione al fanciullino” non guasta affatto. E, si sa, le risate sprigionano gli ormoni buoni, serotonina e ossitocina così importanti prima, dopo e durante la nascita.13613401_1021736961267205_2214605975961920208_o

Insomma, un incontro buffo e pieno d’amore, che non scorda la tecnica e non lascia fuori nessuno.

Benvenute, famiglie.

(Veronica)

Attenzione: la fascia non schiaccia i muscoli addominali e “sostiene” semplicemente dando un’indicazione posturale di apertura delle spalle e del riassetto della schiena. Quindi assolutamente la fascia non può essere comparata alla pancera. Un pochino più approfonditamente ne parlo qui.

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Portare i bambini…fin da dentro la pancia!

legare il pancioneDa quando sono diventata consulente del portare con la Scuola del Portare, ho scoperto che con la fascia, si possono portare i bambini fin da dentro la pancia…e per me è stato un incredibile ampliamento di orizzonti.

Amo quando i cicli di consulenze cominciano dal pancione: il senso di continuità è totale, la componente emotiva altissima e serena. E quindi oggi voglio parlare proprio di questo, dei miei sentimenti sul portare il pancione.

Iniziamo da qualche dettaglio tecnico: il pancione lo si porta dall’ottavo mese di gravidanza e le possibili legature si scelgono in base all’epoca gestazionale esatta, al tipo di mamma, al tipo di pancia e…alla stagione! Tutte le legature sostengono il pancione non attraverso la compressione muscolare (come le terribili pancere!) ma attraverso la postura, per cui non vanno a sostituirsi ai muscoli addominali ma danno comunque molto sollievo.

Praticità

La mamma avvolge la fascia a se stessa, ne prova la sensazione piacevole di contatto, di carezza. Conosce il tessuto e la pressione leggera ma uniforme che la pelle ne riceve. Impara a lavorare i lembi, a drappeggiarli, tirarli, incrociarli, annodarli. Quando il suo bambino nascerà, la fascia non sarà più una sconosciuta e la competenza acquisita si trasformerà in maggiore sicurezza e disinvoltura nell’eseguire le legature per portare il suo piccolo.

Valore all’introspezione

Per l’intera gravidanza la mamma ha imparato ad ascoltare i cambiamenti del proprio corpo, a trovare nuove soluzioni di equilibrio, nuovi ritmi di riposo e di attività, nuove energie…a volte anche nuovi gusti alimentari! La legatura del pancione valorizza e agevola questa competenza, questa naturale consapevolezza: in ascolto di se stessa la mamma sente la sua pelle, i suoi muscoli, le sue ossa e sa già se ha bisogno di un sostegno deciso,di un sostegno più lieve, o solo di contenimento, di coccola. E così, parlando, si sceglie la legatura adatta.

Contenimento e preparazione al “passaggio”

Come farà con il neonato, la fascia fa con la mamma. Contiene ma non chiude, sostiene ma lascia crescere. Tante volte si è parlato e si parla  delle caratteristiche uterine della fascia. E queste caratteristiche brillano anche nel legare il pancione.

Un utero esterno che contiene la mamma, il suo corpo in espansione, la sua emotività accesa, il suo prepararsi per dare alla luce. Come in una specie di complicità in attesa del “passaggio di consegne”. La mamma e la fascia si conoscono, prendono confidenza.

Dopo il parto la fascia accoglierà il neonato come un eso-utero. Intanto avvolge la pancia, ne prende l’odore. Si fa conoscere dalla mamma: la delicatezza e la  morbidezza del tessuto che, giorno dopo giorno, cede un pochino di più, si adegua alle forme e contiene senza dare la sensazione di bloccare, come a comunicarle: “ecco, ti puoi fidare di me, il tuo bambino starà bene”.

La fascia è lo strumento migliore per offrire al neonato una gradualità tra la vita intra ed eso-uterina. Altrettanto, è lo strumento migliore per offrire la stessa gradualità di passaggio alla mamma. Soddisfa il bisogno di sostegno, di contenimento, di coccola del neonato e soddisfa gli stessi bisogni nella mamma che si prepara a far nascere. Diviene il “bozzolo” protettivo che presto vedrà volar via la farfalla più bella. La fascia non è una pancera, è ancora una volta qualcosa di emotivo, di estremamente in sintonia con l’evoluzione di chi vi si lascia avvolgere.

saraQuando diventiamo madri, fin dalle prime settimane di gravidanza, il mondo intorno perde i suoi confini soliti. Acquisisce inusuale importanza la simbologia, si fondono la realtà e l’immaginario emotivo, il nostro centro di attenzione primario si sposta dall’esterno all’interno per seguire i cambiamenti del corpo, i movimenti della nuova vita che cresce. Ci circondiamo di un bozzolo emotivo di sogni, di paure, di coraggio, di amore, di ascolto, di capacità di darsi totalmente e allo stesso tempo di rinchiudersi , di mettere confini al mondo esterno, di costruire un rifugio sicuro che sia un luogo fisico e un luogo dello spirito.

Come faccia un pezzo di stoffa colorato a sapere e a saper accompagnare tutto questo, è uno dei più bei misteri del portare.

Veronica

(Grazie alla preziosissima collega Barbara Ronzani per il disegno e a Mamma Sara per la foto!)

Per fare tutto, ci vuole un fiore


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L’appennino tosco-emiliano quest’estate ci ha regalato una fioritura di cicoria maestosa, il ciglio della strada da Sasso Marconi a Badolo a luglio era un’unica striscia blu-viola. Cicory, tra i fiori di Bach è quello sicuramente più indicato per lo stereotipo di mamma mediterranea possessiva, che tiene la famiglia sotto controllo e che tende a limitare i figli nella loro espressione…la mamma chioccia, non certo la mamma puro-contatto.

Devo dire che questo tipo di mamma non va più tanto di moda tra le donne della mia generazione, spesso sono le nonne ad aver bisogno di questo fiore, mentre le mamme, soprattutto se al primo figlio, sono sempre più informate, attente, consapevoli, sanno cosa è giusto fare o non fare in gravidanza e con i cuccioli…fino a quando non incontrano il classico esperto poco empatico che mette in discussione le loro certezze e le loro scelte. Con un cocktail ormonale sempre in movimento non è semplice mantenere una parvenza di stabilità e si sa che nessuno riesce a resistere alla tentazione di dare qualche consiglio non richiesto ad una panciona o a chi spinge una carrozzina, e alla lunga, queste ingerenze possono destabilizzare o confondere.

Dal mondo della floriterapia abbiamo però dei validi aiuti per proteggere la nostra bolla: primo tra tutti il fiore inglese (di Bach) Walnut che ci aiuta a gestire i cambiamenti e a proteggerci dalle influenze esterne; tra i fiori californiani tutte le achillee, in particola modo Yarrow per chi fatica a stabilire i giusti confini con l’esterno e Pink Yarrow per chi è ipersensibile sul piano emotivo oppure direttamente il mix Yarrow Enviromental Solution che attiva le endogene capacità di difesa; tra i fiori Australiani è ottimo il mix Self-Confidence per rafforzare l’autostima e la capacità di portare avanti le proprie scelte, ma anche Equilibrio Donna per armonizzare l’attività ormonale oppure Transition per accompagnare le fasi di transizione.

Stare nel verde, respirare all’aria aperta, passeggiare nei prati e nei boschi, bere acqua di fonte, immergersi nell’acqua dei ruscelli, dei fiumi, dei laghi e dei mari, mangiare frutta e verdura di stagione, sono sicuramente il miglior aiuto che la natura può dare alla nostra salute e alla salute dei nostri figli, ma per chi lavora in ufficio, vive in città, non vede un albero per settimane intere…la natura può continuare a dare il proprio prezioso aiuta tramite le meravigliose proprietà delle piante e dei rimedi floreali. Le donne aborigene australiane partorivano in un a buca piena di fiori di Baobab se la stagione lo permetteva: tra i rimedi australiani Boab aiuta a liberarsi proprio dai condizionamenti dell’ambiente di origine, quindi questa tradizione rappresentava una specie di battesimo purificatorio, un inno alla libertà.

Tutte le volte che la mia bimba grande mi porta amorevolmente in dono un fiore io le dico che è un peccato staccare dei fiori perché li condanniamo ad appassire prima, ma lei non desiste e ora anche la piccola si è messa a portarmi dei boccioli…forse mi devo rassegnare e accettare i loro doni senza tante storie!

Rossella

contatti:  sarasswati2000@libero.it