Allattamento e obesità infantile

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Ha fatto molto scalpore l’intervento di qualche settimana fa, ad una nota trasmissione televisiva, di uno psicologo che affermava che una della cause dell’obesità risiederebbe in un cattivo rapporto della madre col figlio. La madre, rifiutando il suo ruolo di madre, allatta controvoglia, per cui il bambino sente il seno come una cosa “cattiva” (?) e quindi chiederebbe di poppare spesso per cercare di ottenere un seno “buono”, (forse una risposta “buona” ?), così che il bambino chiede troppo il seno e la madre lo iperalimenta. Quindi le madri che allattano “troppo” e “a lungo” non amano i loro figli, ma cercano così di compensare la loro ostilità verso il figlio e anche il cattivo rapporto avuto al oro volta con la propria madre. Ho cercato di riassumere, visto che il discorso è davvero contorto. Trovare l’intervento intero qui al minuto 1’45”.

Un intervento sulla stessa linea anche se molto più blando ci era stato segnalato da una mamma qualche tempo fa: dopo un inizio buono, si dice che, dato che oggi viene sempre più incoraggiata la separazione mamma bambino di cui, invece, i bambini hanno estremo bisogno (e questo sappiamo che è corretto), “in seguito alla mancanza di fisicità e continuità nel rapporto tra mamma e bambino, s’imprime nelle percezioni la sensazione che mangiare soddisfi il bisogno d’amore, e il cibo prende il posto delle carezze e degli abbracci di cui tutti i piccoli hanno bisogno per sopravvivere.” (il grassetto è originale)

Prima di intervenire ho lasciato passare un po’ di tempo, chiedendomi se davvero fosse necessario commentare l’ennesimo strafalcione sull’allattamento, se davvero fosse necessario mettersi ogni volta a controbattere con ricerche e studi per difendere una funzione fisiologica.

Nessuno, immagino, cerca o promuove studi per dimostrare che camminare con le proprie gambe sia meglio che con le protesi in titanio, per quanto avanzate.

Nessuno fa studi per dimostrare che, anche con le migliori lenti a disposizione, sia meglio indossare occhiali piuttosto che vederci coi propri occhi o viceversa.

Allora mi chiedo perché occorra farlo per quanto riguarda l’allattamento. Ogni tanto qualche personaggio più o meno famoso interviene su modi, tempi, conseguenze e altri argomenti inerenti l’allattamento, campo che di solito esula dalle sue competenze, e subito viene seguito da moltissime mamme che si preoccupano di aver danneggiato il proprio bambino o da altre che colgono l’occasione per attaccare chi allatta dicendo: “visto? Lo dice anche lui che è meglio dare il biberon” o cose simili. In questo modo le mamme sono sempre più confuse, le “guerre fra mamme” aumentano a discapito della solidarietà e nessuno ne guadagna. Potrei citare tutti gli studi e le ricerche che dimostrano come allattare e farlo a richiesta sia, al contrario, protettivo contro l’obesità, non solo infantile, ma anche nell’età adulta. Ma non voglio farlo.

Ritornando all’intervento citato, io noto una palese contraddizione: la mamma prova rifiuto verso il suo bambino, per cui lo allatterebbe “troppo” e “troppo a lungo”. In realtà, se una mamma non accetta il suo bambino o il suo ruolo di madre (come a volte può succedere), non riuscirà ad offrire un tipo di relazione così intima e costante come quella che si crea con l’allattamento a richiesta, necessaria per un buon successo e una durata naturale dell’allattamento.

Nessuna madre che ho incontrato in tutti questi anni da consulente, ha mai cercato aiuto per allattare “di più” perché voleva compensare un cattivo rapporto col figlio. E le madri che mi hanno chiesto aiuto per smettere non lo hanno mai fatto perché rifiutavano il loro ruolo di madre. Quindi, né la madre che allatta “tanto” né quella che non allatta per niente, sono per forza madri che rifiutano i loro figli.

Ma quello che mi ha suscitato reazioni più forti, però, è stato l’ennesimo tentativo di dare un limite alla relazione fra una mamma e il suo bambino. Questa idea che ci sia sempre un “troppo”: “lo tieni troppo in braccio”; “lo allatti troppo”; “lo coccoli troppo” e così via. Come se l’amore dovesse avere dei confini. Come se esternare il proprio amore con il contatto fosse un errore. In questo mondo in cui tutto è permesso, in cui, ad esempio, ognuno afferma di poter fare ciò che vuole del proprio corpo, sembra che, invece, mostrare affetto attraverso il contatto dolce, le carezze, la vicinanza verso chi, invece, ne ha un bisogno vitale come i bambini (ricordiamoci che un tempo, negli orfanatrofi, i bambini morivano soprattutto per mancanza di contatto, anche se avevano cibo a sufficienza), sia un gravissimo errore.

Forse noi ci mettiamo a misurare i baci che diamo a chi amiamo? O quante volte ci facciamo l’amore?

Invece sono tutti pronti a farlo quando si tratta di bambini.

Questa idea, poi, che il bambino popperebbe “troppo” per cercare l’affetto della mamma e che così assocerà il cibo alla soddisfazione del bisogno di essere amato è davvero assurda. È vero che, durante l’introduzione degli alimenti solidi, se si forza il bambino a mangiare con premi o ricatti si può instaurare un cattivo rapporto col cibo che riduce il cibo proprio ad uno strumento su cui riversare le nostre frustrazioni, ma nell’allattamento a richiesta accade esattamente il contrario. Un bambino chiede ciò di cui ha bisogno e la mamma risponde. Non si può costringere un bambino a poppare. Poppare è un gesto attivo, non è come accettare un biberon, in cui il latte scende comunque, anche senza succhiare.

Ognuno di noi avrà assistito o vissuto la classica scena in cui un bambino, solo in carrozzina, si mette a piangere e smette non appena preso in braccio, anche se la mamma lo solleva all’altezza del suo seno. Era il contatto, ciò che gli serviva, non ha dovuto attaccarsi. É perciò evidente che non è vero che l’allattamento è sempre l’unica risposta e che i bambini riescono ad avere molta chiarezza sulle proprie necessità.

Passando all’argomento successivo, le mamme che in qualche modo provano rifiuto verso il figlio o verso il proprio ruolo, allatterebbero anche “a lungo”.

Cosa significa “a lungo”? Qual è il metro di paragone a cui si fa riferimento? Se si definisce la durata di un evento “troppo lunga” significa che ne esiste una di durata “normale”. Qual è la durata normale dell’allattamento, nella specie umana? Ebbene, secondo gli antropologi, questa durata varia, perché condizionata anche da fattori sociali, tra i quattro e i sette anni (come spiegato nell’articolo dell’antropologa Dettwyler). Di conseguenza, potremmo affermare che allatterebbe “troppo a lungo” una madre che allattasse un bambino di nove anni! Ma no, sono sicura che qui da noi si intenda un bambino sopra l’anno di età, anche se l’OMS raccomanda che l’allattamento prosegua almeno per tutto il secondo anno ed oltre.

L’allattamento non è solo “alimentare” un bambino. Chi vede solo questo e quindi parla di “alimentare troppo”, non sa nulla di allattamento.

L’allattamento, oltre a fornire elementi preziosi per la crescita e lo sviluppo psicofisico, che vanno al di là dei semplici nutrienti fatti di vitamine, sali minerali, ecc. (elementi, peraltro, che non sono contenuti in nessun alimento alternativo), è anche parte della relazione fra la mamma e il suo bambino. Una relazione che si sviluppa in modo diverso tante quante sono le coppie allattanti. Una mamma che risponde prontamente e con amore ai bisogni del suo bambino (quindi che lo allatta a richiesta) lo aiuta a comprendere che è in grado di comunicare, che c’è qualcuno su cui può contare e in cui avere fiducia. Il sapere che ai suoi tentativi di comunicazione si dà risposta e che, quindi, vengono compresi, sviluppa l’autostima del bambino e affina le sua capacità di comunicare sempre meglio. Un bambino che può chiedere quando ha bisogno e che non deve dipendere da orari e dosi imposte dall’esterno e che non è detto che rispondano ai suoi bisogni, è un bambino indipendente (quanto si punta, oggi, su questa benedetta indipendenza dei bambini! Che poi non è altro, secondo me, che il far sì che imparino a stare da soli e non ci rompano le scatole. Ma noi non viviamo su un’isola deserta, ma in una società molto affollata e quello che dovrebbero imparare i nostri figli è a vivere insieme agli altri, ad essere interdipendenti gli uni dagli altri, che significa imparare a chiedere aiuto e ad offrirlo). Tutto questo farà il successo dell’allattamento e aumenterà la fiducia in se stessa della mamma e, di conseguenza, la sua autostima.

(Paola)

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