La signora Montessori la sapeva lunga…

La mia bambina grande va all’asilo da quando ha 7 mesi circa.
A tempo pieno, perché io ho sempre lavorato.
Il suo rapporto con la scuola è sempre stato mediamente positivo, con gli alti e i bassi che hanno rispecchiato le varie fasi della sua crescita.
Poi a fine novembre ho smesso di lavorare e lei, per motivi economici e logistici, ha smesso di andare a scuola.
Quando siamo arrivati qua in Texas a marzo, dopo 3 mesi che era a casa con me, abbiamo deciso di rimandarla. Una nuova scuola, montessoriana, dei nuovi amici.
L’abbiamo pensata bene e a lungo, ma dato l’arrivo imminente del fratellino, abbiamo valutato che fosse meglio per lei stare a scuola con i bambini, che a casa con me. Non avrei infatti avuto modo e tempo di dedicarle attenzioni e crearle intorno un ambiente stimolante. Sono ricominciati gli alti e bassi, ma nonostante la sera quando la riprendevo fosse sempre serena, la mattina non è mai andata per niente volentieri.
Qualche settimana fa è venuto fuori che non sarebbe stata passata nella classe dei bambini più grandi insieme ai suoi  coetanei. Lì per lì, la cosa mi ha sorpreso e fatto preoccupare, temendo un ritardo nello sviluppo (o non so cosa) e provando anche, mi vergogno a dirlo, una punta di fastidio per l’orgoglio di madre ferito.
Quando ho chiesto i motivi alla direttrice, mi ha spiegato che le si voleva dare la possibilità di essere una delle bambine più grandi nella sua stanza, affinché acquisisse fiducia in se stessa e affinasse le sue capacità di ‘leadership’.
Il passaggio di classe dei compagni più “maturi” é avvenuto due settimane fa.
Poco meno di due settimane fa, improvvisamente, lei ha iniziato a gioire urlando “evviva siamo a scuola!” ancor prima di parcheggiare la macchina. IMG_2853
Che cosa poteva essere mai cambiato dal giorno alla notte?
Ho aspettato un po’ per accertarmi che non fosse un caso, poi stamani ho parlato con una delle maestre che ha confermato i miei sospetti.
Quello che è cambiato è come lei si percepisce. Lei ora si vede la bambina grande che a scuola ha un ruolo essenziale nel microcosmo della sua stanza.
Di pari passo, ha rivisto e iniziato a apprezzare il suo ruolo di sorella maggiore, che la sera torna e abbraccia un fratellino adorante.
Ed anche quello di figlia grande, che sceglie quale frutta comprare al supermercato e che aiuta la mamma a apparecchiare la tavola e a allacciarsi l’Ergobaby le inizia a piacere, dato che imita ogni cosa che faccio con le sue bambole.
In due parole, ha trovato una sua nuova dimensione, come “leader”, sorella e figlia. Le è stato dato spazio ed è cresciuta, nell’arco di un nulla.

Il tutto è avvenuto in maniera così veloce e strabiliante, che io non ho fatto in tempo a accorgermene finché non sono stata messa di fronte al fatto compiuto. 

Stasera mi trovo quindi qui, a ripensare a questa vicenda e a mettere nero su bianco queste sensazioni a metà strada fra il sollievo per il miglioramento e la frustrazione per non aver evidentemente saputo far fronte, in famiglia, ad un suo disagio.
Non mi resta che ringraziare la signora Montessori e portare a casa la lezione, semmai ancora non l’avessi imparata, che il naso per annusare i bisogni di queste piccole menti effervescenti, va affinato ancora di più.
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