Consulente del portare…ma che strano mestiere!

ImageOggi voglio scrivere un articolo apparentemente “commerciale”.

Sono una consulente del portare (e lo sono anche diverse delle esperte di “purocontatto”): ma che strano mestiere!

Oggi voglio proprio parlarne perchè ovunque leggo dubbi e domande.

“ma a cosa serve una consulente del portare?”

“E c’è bisogno di pagare un professionista con tanti video su Youtube?”

“cioè tu insegni ad usare i marsupi?”

“ma le donne africane portano da generazioni e non hanno bisogno di pagare nessuno, perchè dovremmo farlo noi?”

“ma come si può chiedere soldi per diffondere una cosa così bella e naturale?”

Insomma, a sentire in giro, dovrei cambiar mestiere! Perciò, in punta di piedi, oggi voglio proporvi un punto di vista diverso, il punto di vista di chi ha fatto una formazione specifica per diventare professionista in un ambito che ama tanto e di cui sente forte il valore profondo.

Andiamo con ordine, partendo da dove tutto comincia: il portare.

Portarsi i bambini addosso, ma perchè? Con tante opzioni che ci sono oggigiorno…roba da alternativi!

Certo che ci son 1000 modi per trasportare i bimbi! Ci sono oggetti, giocattoli, braccia e chi più ne ha più ne metta. Però portarli in fascia è comodo per entrambi: non ingombra, lascia le mani libere a chi porta, ai piccini offre una posizione comoda, fisiologica, piacevole sia fisicamente che emotivamente perchè li tiene vicini al nucleo del loro mondo: i suoi genitori.

Perché non usare i marsupi classici? perché non rispettano la fisiologia del neonato, lasciandolo “appeso” invece di assecondare la cifosi naturale della schiena che è la condizione migliore per lo sviluppo muscolare. Perché non rispettano neppure la fisiologia di chi porta scaricando totalmente su punti sensibili come il trapezio e offrendo una posizione sbilanciata rispetto al proprio baricentro. Perché “penzolano” e così facendo pesano assai.

Perché usare una fascia, allora? Perché è uno strumento estremamente adattabile, versatile, incredibilmente uterino (ricrea, se ben usato, un ambiente molto simile a quello che i neonati vivevano dentro il pancione consentendo una sorta di “accompagnamento” graduale e non traumatico verso il mondo esterno). Perché con la fascia si possono portare i bambini dalla nascita a tutti i primi anni di vita semplicemente cambiando legatura e posizione: insomma un investimento davvero duraturo, come pochi lo sono nel mondo dell’infanzia.

Perché scarica il peso del bimbo egregiamente ed in maniera equilibrata. Perché rispetta la fisiologia del neonato, lo rassicura, definisce i suoi confini. Perché tenendolo aderente al corpo del genitore,  gli consente di “leggere” il di lui movimento agevolandone lo sviluppo psico-motorio e la coordinazione. Perché le fasce ben fatte hanno certificazioni internazionali sulla provenienza dei filati e dei colori che ne garantiscono la sostenibilità e la sicurezza per i bambini (che amandole moltissimo ci si strusciano, avvolgono, se le ciucciano a non finire).

Sì, va bene, bella la fascia, ma…e queste consulenti o istruttrici, a cosa diamine servono?

A riempire il “vuoto” di competenze in cui i genitori si trovano a nascere nelle nostre città. La destrutturazione della famiglia allargata; la predominanza del mercato di articoli per l’infanzia sul sapere tramandato di generazione in generazione; la continua offerta di nuovi oggetti, nuove soluzioni, nuove invenzioni; la predominanza di modelli di accudimento a “basso contatto” che spingono a procurare al neonato un’autonomia precoce attraverso la distanza fisica dai genitori: tutto questo provoca un vuoto in cui i neo genitori spesso si trovano a sguazzare, addirittura arrivando a dubitare delle proprie capacità e dei propri istinti. Una consulente del portare può riempire questo vuoto con le proprie competenze acquisite: sostiene i genitori nelle loro scelte, ne valorizza il sapere naturale, asseconda il loro istinto, legge i loro bisogni e quelli del loro bambino. E poi passa anche tecniche per legare le fasce portabebé in modo sicuro, pratico, ottimale.

Una consulente aiuta a scegliere il supporto migliore a seconda delle esigenze dei genitori e del bambino, insegna ad usarlo e ad usarlo nel modo migliore per la famiglia che ha davanti ed i suoi specifici bisogni.

Una consulente si sofferma sui dettagli che son quelli che, poi, fanno davvero la differenza.Image

Una consulente, infine, fa da ponte tra le famiglie che, se vogliono, possono così ricreare quella rete di legami, quell’essere comunità che tanto ci manca.

E, no, non parlatemi delle donne africane che non han bisogno di consulenti: sono donne che hanno un’eredità culturale e tecnica da noi irrecuperabile. Perchè portare si portava anche qui in Europa ma non c’è bisnonna che se lo ricordi ancora, ormai…Image

E non credo nemmeno che youtube possa essere una buona soluzione. Certo che si può imparare a portare da un video. A seconda di come si è, se si è portati o meno a quel tipo di comunicazione. Ma un video, certamente, non ascolta le esigenze di chi vuole imparare, non sa consigliare una legatura o l’altra a seconda di chi porta  e del portato. Un video non si accerta dello strumento che chi impara sta usando né sa consigliare ad hoc un supporto “giusto” per la coppia portato-portatore, non sa superare le difficoltà di chi impara, trovare nuove soluzioni, rincuorare e rassicurare per evitare l’abbandono. In più, a voler essere puntigliosi (o forse solo attenti osservatori) , la jungla di video sul portare in cui ci si può addentrare è senza parametri di qualità per cui, se non si han già competenze in merito, si rischia di incappare in video terribili sia per tecnica che per approccio.

Infine, arriviamo al punto dolente. Una consulente si fa pagare. Intendiamoci, non son cifre esorbitanti, però una consulente richiede un compenso. Normalmente un compenso pari o addirittura inferiore ad un qualsiasi idraulico o meccanico, per non parlare di estetiste, parrucchieri e quant’altro. Con la differenza che gli interventi di quest’ultimi sono interventi a breve scadenza (quanto può durare una ceretta?) mentre una consulenza permette di portare bene il proprio bimbo per mesi, se non addirittura per anni.  Ma pare faccia strano che qualcuno che si occupa di una cosa così “alternativa” voglia pure farsi pagare.

Mi piace il mio lavoro. Mi piace portare in primis. Credo profondamente nei benefici, nella comodità e nella magia del portare. Vorrei che tutte le mamme potessero provare le belle sensazioni che ho provato io portando i miei figli (specie da quando ho acquisito competenze specifiche: garantisco che la differenza è abissale!). Mi piace vedere le mamme e i papà che mi salutano contenti e soddisfatti di aver imparato, di essere bravi, di aver potuto cancellare pregiudizi, reticenze, perplessità. Adoro tutto questo.

Ma per arrivare a vivere questi momenti io e tutte quelle che fanno il mio mestiere (consulenti o istruttrici che siano), ci siamo preparate.

Il corso che ho frequentato per diventare consulente con la Scuola del Portare di Roma è un corso di 80 ore circa (arrotondando per difetto!) in cui si studiano le tecniche di legatura ma non solo. Si studiano l’origine del portare, la fisiologia, le potenzialità relazionali, le esigenze differenti, i vari supporti e le loro caratteristiche. Si accennano le basi della comunicazione non violenta per sostenere al meglio i genitori nelle loro scelte e nei loro bisogni. Per ottenere la certificazione è necessario, inoltre, un lavoro a casa di produzione e di ricerca piuttosto complesso. E facciamo tutto questo proprio perché per noi il portare è una cosa seria e preziosa; perché chi impara a portare bene porta in sicurezza, a lungo e con soddisfazione; perché i genitori meritano tutta l’attenzione e la competenza che possiamo offrire; perché i bambini sono il futuro ed il futuro va accolto nel migliore dei modi possibili; perché non è un compito da poco sostituire le tradizioni tramandate di madre in figlia.

Tutto questo richiede passione, dedicazione, tempo, preparazione, continui aggiornamenti. Bisogna mettersi in discussione, abbandonare il giudizio in favore dell’empatia, imparare ad anteporre il rispetto a tutto il resto. É un lavoro faticoso, delicato, complesso…seppur bellissimo!

Per questo ci facciamo pagare. Per questo vale la pena fare un corso. Per questo son contenta di fare questo strano mestiere.

Veronica

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  1. linda

    cara Veronica, condivido pienamente il tuo articolo, mi ero informata per la scuola del portare ma i tempi ei costi inquesto momento chesono disoccupata da marzo, diventano proibitivi… Quindi con la mia esperienza di utilizzo e vendita delle fasce e marsupi ergonomici sono statainvitatain alcuni luoghi a presentare gli incontri sul portare, e nonostante non abbiafatto corsi a pagamento mi sento comunque competente, empatica, delicata e professionale. ovviamente questi incontri sono gratuiti.. ci tengo molto a questo aspetto del portare in primis perchè miofiglio portato finoa 13 kg dimostra oggi cheha 21 mesi una notevole capacità di adattamento,sicuro nei movimenti, sereno in mezzo a tutti, chiacchierone, curioso, indipendente per cio’ che concerne il rapporto con babbo e mamma.. poi ci tengo perchè sono fermamenteconvintache oltre agli aspetti da te indicati questa società è in via ditrasformazione e il portare i bimbi aiuterà sicuramente i piccoli che poisaranno il nostro futuro,inscelte più consapevoli e indipendenti, che includano il rispetto e l’ascolto… ti auguro una buonissima giornata Linda da Siena

    • Veronica

      Cara Linda, grazie del tuo intervento! La mia scuola ha a Siena una consulente che scrive anche qui e si chiama Monica Bertocci ed è un’ostetrica (ne trovi profilo e contatti nella pagina “esperti”). Anche la nostra professione prevede incontri informativi teorici gratuiti ai genitori quindi forse potreste collaborare! Non metto in dubbio le tue competenze, specie per quanto riguarda l’empatia e la delicatezza che mostri anche in questo tuo commento. La formazione, però, ti garantisco che cambia radicalmente il concetto di “competenza” principalmente a livello tecnico sulle legature e sui supporti e per quanto riguarda l’ analisi dei bisogni della coppia portato-portatore. Ne sono io stessa testimone che prima di accedere al corso di formazione avevo portato la mia prima figlia e stavo portando il secondo, convinta di essere assolutamente una portatrice esperta!
      La cosa curiosa è che, anche da parte di professionisti del settore (come i genitori di Hoppediz) viene riportata la stessa impressione: nel corso hanno scoperto dettagli impensabili! (e lo raccontano nel libretto istruzioni, dopo essere divenuti consulenti della trage-schule di Dresda).
      Insomma, come in tutte le cose, l’ottimale per insegnare qualcosa a qualcuno è esserne specificatamente formati!
      Spero di averti presto nelle nostre file come consulente ufficiale!
      Veronica

  2. Pingback: La consulente affranta | una Famiglia

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