il portare e le stagioni

Una delle perplessità più frequenti che incontro con il mio lavoro di consulente del portare è legata alle temperature. Troppo caldo in estate, troppo freddo in inverno.

Questo articolo sta bussando alla mia porta dall’inizio dell’estate ed è stata una lunga riflessione quella che alla fine gli ha dato via libera, oggi, per esprimersi.

Siamo abituati a riflettere sui nostri bambini, i nostri giudizi, le nostre classi di valori, le nostre esigenze.

E ci dimentichiamo che spesso, invece, le loro sono tanto diverse.

Non nego che d’estate faccia caldo, specie a chi porta. Ma prima di allarmarsi che i nostri bimbi “muoiano di caldo” forse dovremmo fermarci ed osservarli.

I neonati ci mandano segnali piuttosto chiari del loro stare.

Se i bambini sono tranquilli, dormono una quantità di tempo normale, respirano in modo regolare (e noi lo sentiamo addosso quel respiro dolce e tranquillizzante…perché tranquillizza, se glielo lasciamo fare), possiamo farcene una ragione: stanno bene.

Una mia carissima amica con un senso straordinario dell’umore, quando le ho espressa questa mia opinione, mi ha risposto “ma dai…e quindi mi dici che l’altro giorno lei dormiva e non era svenuta dal caldo come pensavo!”.

Magari possiamo far caso alle loro esigenze di idratarsi e quindi non trovar strano che chiedano il seno più spesso o offrir loro latte, acqua a oltre liquidi a seconda dell’età.

Oltre questa lettura dei segnali ci sono anche delle cose “tecniche” che ci dicono che forse la nostra percezione del caldo è esagerata.

I tessuti di fibra vegetale, se usati a contatto con la pelle, sono dissipatori di calore. Si sente spesso dire che lino e cotone “sono freschi” ed in questo c’è una grande verità. In più, se abbiamo l’accortezza di cercare il contatto pelle a pelle con i piccini, magari in estate portandoli con solo il pannolino (chi lo usa, ovviamente) e noi quanto più svestiti possibile (nei limiti del decente, ovviamente) innescherà quella meravigliosa ricerca dell’equilibrio termico che due corpi vivi fanno quando sono a contatto. In poche parole, suderemo nei punti strategici quel tanto che serve per raggiungere entrambi una temperatura ideale. Chi ha portato così, avrà notato che i bambini sudano più nei punti non coperti dalla fascia che dentro la fascia stessa.

africaEd è per questo che le madri africane non hanno la percezione del caldo (che da quelle parti non deve essere di poco conto!).

Questa ricerca di reciproco equilibrio termico è tanto perfetta che gli INUIT (conosciuti con il più volgare e fastidioso nome di Eschimesi) portano i bimbi pelle a pelle sotto il pesante giaccone. Loro sanno che è il modo più efficace di garantire loro la temperatura migliore.

eschimese

 

Non dobbiamo necessariamente fare lo stesso d’inverno (anche perché le nostre

temperature invernali non raggiungono certo quelle affrontate quotidianamente dagli INUIT) ma possiamo pensare che la fascia copre il nostro bambino con 1 e fino a 3 strati di

tessuto in più…e che per giunta c’è il calore del nostro corpo che  è una specie di stufa a contatto con il nostro piccolo.

Il calore migliore, che sbaraglia qualsiasi piumino o tessuto “tecnico”!

Insomma, quando portiamo nostri piccini non facciamoci spaventare dalle nostre percezioni: osserviamoli, facciamoci “dire” da loro come stanno. E aggiustiamo eventualmente il tiro con calma.

Dai Paesi più freddi e più caldi del mondo ci arriva un solo messaggio: un bimbo accovacciato sulla sua mamma, sul suo papà o su chi lo porta, calmo, rilassato, soddisfatto, felice.

Ciò non toglie che abbiamo a nostra volta il “dovere” di rispettarci. Se ci fa troppo caldo (o troppo freddo) semplicemente prendiamone atto e comportiamoci di conseguenza. Ma con la consapevolezza che è una cosa che facciamo per NOI STESSI.

Questa coscienza e la serenità di dar valore alle nostre sensazioni rendono ogni decisione la migliore possibile.

Veronica

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